running, belinate e tanti problemi

Lemmy è tornato!

Ieri sera Calboni ce l’ha fatta! E’ riuscito a convincere un ristretto gruppo di Paida finalmente a vedersi per una mitica cena sociale… dopo veramente tantissimi mesi, ma la notizia BOMBA che Lemmy ha accolto l’invito ed è tornato in splendida forma ponendo quesiti che solo dopo notevoli quantità di superalcolici sono stati svelati.

Sulla via dello sfiguramento

Mi sono sempre chiesto cosa volesse dire veramente l’appellativo sfigurato che così facilmente attribuiamo a chi corre prendendosi troppo sul serio.

Dal dizionario
sfigurare

[sfi-gu-rà-re] v.

• v.tr. [sogg-v-arg] Rendere deforme qlcu. o alterarne i lineamenti, soprattutto del viso; anche con specificazione della persona: una cicatrice gli sfigura il volto; in senso fig., detto di fatica fisica o di sentimento molto intenso, stravolgere qlcu. o qlco.: l’odio sfigurava il suo volto

Riguardando le foto che ho scattato durante il mio ultimo lungo (non scatto mai mentre corro perché mi fa perdere il ritmo, ma un lungo dopo anni lo meritava) ho avuto l’illuminazione, seguitemi nel percorso

 

1. appena partito sul lungomare con scelta della posa migliore, ciuffo pettinato, maglietta in ordine (lo so un po’ troppo fluo ma quella grigia la tengo per gli eventi)

 

2. tributo alla colonia faro anche se così conciata non la riconosco

 

3. ritorno sul lungo fiume: smorfia ambigua, capelli già zuppi

 

4. metà percorso: sguardo comunque soddisfatto ma le tracce della fatica sono già evidenti

 

5. da settenbrin cominciano le visioni

 

6. ritorno a casa dopo 16 km: lo sfiguramento è completo!!!

Due mesi dopo…

Tutti gli anni la stessa storia: caldo, afa, dolorini, impegni, ferie e gli allenamenti prima si diradano, poi si interrompono e alla fine si dimenticano proprio. Basta che la temperatura cali un attimo e la voglia di riprendere torna… ma il risultato dopo due mesi di gozzoviglie e un paio di kili in più è sempre lo stesso e non servono parole per descrivere quella sensazione…

COMUNICATO STAMPA

IL RITORNO DI ARCHIPAIDA

Con questo comunicato stampa annuncio al mondo il mio ritorno all’incupimento della corsa.

Arriva il momento che il sovrappeso, l’affanno, “il logorio della vita moderna”, financo il rompimento di bal del Feld, diventano intollerabili e la corsa appare come la panacea di tutti i mali.

Per quasi un mese vi ho tenuti all’oscuro perché, forse, temevo i vostri sonori sberleffi al mio probabile insuccesso.

Così ho cercato su internet un piano di allenamento che mi pareva adeguato alla mia condizione di forma attuale (ma che piani personalizzati, non scherziamo, solo cose ad minchiam), ho comprato un paio di scarpe nuove (quelle vecchie ormai le usavo per i lavori in giardino), ho scavato nel cassetto dove avevo riposto il Garmin e l’ho ricaricato, ho individuato la finestra spazio-temporale in cui i pianeti sono allineati, e ho cominciato gli allenamenti.

Le prime uscite previste dal piano mi sembravano eccessivamente tranquille, con lunghi tratti di camminata veloce: insomma, non sono ridotto così male; vista l’afa però ho deciso di non saltare le prime settimane di allenamento.

Potete immaginare le visioni mistiche, l’euforia, i porque, i “PD chi me l’ha fatto fare”, i “domani faccio un allenamento extra” e i “forse è meglio aspettare settembre”, tutto mentre il mondo vive i 40 gradi percepiti e io ne percepisco anche 50/60; ho anche vissuto l’esperienza di sudare a distanza di 2 ore dalla doccia in un locale con l’aria condizionata.

Eppure ho resistito e dopo la prima ripetuta prevista dal piano, ho deciso di uscire allo scoperto e dichiarare i miei obiettivi: 7 miglia da favola domenica 24 settembre e Mezza maratona delle due perle domenica 4 febbraio 2018.

Sarà un ritorno o il canto del cigno?

Pausa estiva

I Paida si prendono un periodo di riposo. Ci rivediamo a settembre (inoltrato…) Un bacio in bocca a tutti i nostri affezionati lettori

Su per Leivi 2017: FATTA!

Confermo: lo Spiety è caldo come un piastra

Lo Spiety è in un periodo di grazia: si allena in solitudine, corre in salita, non si unge e sanguina… non saprei dire se è stato il segno del 20° Km proprio davanti al suo ufficio o una qualche visione che lo ha folgorato sulla salita di Ri Alto ma sicuramente qualcosa in lui è cambiato!

Marcia di Chiavari – report “poetico”

Nel mezzo del cammin di nostra corsa
mi ritrovai per una strada oscura
che non avevo realmente percorsa.

E’ impresa davvero incupente e dura
belin il raccontar ciò che vivemmo
e con lo Dux che ci incute la paura.

E allor qui niente prosa, ecco il poemmo:
vuolsi ogn’anno far la regina delle gare
e noi Paida turgidi rispondemmo

porqué noi si vuol inver cazzeggiare,
porqué non si dica che siam finiti,
e porqué qualcuno si può uccellare.

Sull’istorica piazza ci siam riuniti
caldi e unti come a li vecchi tempi
con lo Dux e lo Spiety inteneriti

dal ritiro romano de li stampi
su cui stanno li numeri volgari
per prender a li sfigurati i tempi.

Ovunque crocchi d’uomi e di comari
a discuter sì di atletiche gesta
che tanto non ci frega a noi compari!

Noi siamo i Paida e oggi si fa festa
da tanto sta congrega l’era assente
e per tanti era una cosa funesta.

Il Calboni era tonico e presente
e il gran Notaro aveva la canotta
ma Johnwine sembrava invero assente

a causa della sciagurata botta
presa a casa dello Signo col Guidolin
lo qual marran la scusa aveva addotta

di non disputar la gara ma “ou belin”
io esclamai contrito, “jam… tu mi fai bere”
e lui ghignava come un bellu bambin.

Frizzi e lazzi e pacche al roman sedere
com’al solito prima del gran botto
ch’annunzia l’inizio del gran correre.

Ed è tutto un casin e quarantotto
li sfigurati parton con li sbuffi
a guisa di cavalli col cagotto.

Come bei giganti in mezzo a li puffi
s’involan Calboni e il gran bel Notaro
mentre lo Spiety s’assesta li ciuffi

dei capelli a guisa di giovin cazzaro
così puote dir che lui corre calmo
lui è filosofo e non un corsaro.

E mi ritrovo solo e tristo e colmo
d’incupimento e mal a lo fegato
e fatico a incedere anche d’un palmo.

Come colui che mungersi ha sì osato
all’alba e stando ritto su li piedi,
le dure gambe ho bensì trascinato

financo ecco la Simo che la vedi
colà di fronte che al ristoro beve
e ti dici “o la fai con lei o ti siedi”!

E allor insieme allacchiamo la pieve,
salita dura che ci vorrebbe per farla
che il cul facesse la trombetta lieve.

La cima Poli andiam a conquistarla
e anco la discesa assiem fasaima
e Circonvalla dovremmo contestarla

ma alla fin quasi ci siamo e anaima
a prenderci lo meritato traguardo
e lo Dux ci accoglie e ci abbracciaima.

Tutta la piazza abbraccia lo mio sguardo
che gran giornata di cazzeggio e di sport
altro non voglio aggiunger a tal riguardo.

JohnWine

Marcia 2017: foto e video racconto

In attesa del report che JohnWine ha detto che scriverà “come agli antichi tempi” ecco in ordine sparso foto e video del prima/durante/dopo della Marcia Città di Chiavari 2017

 

 

 

La tondellata di Calboni

In una giornata di sport, che non tocca a me commentare ma della quale inserisco ampia documentazione foto-videografica, accolgo l’offerta del Calboni per un’allenaisa tranquillo tranquillo. Appuntamento solita ora dal panificio, tutto nella norma: presenti un ingolfato Guidolin, un OverAllenato Calboni e un tonicissimo Mighesun che si ferma a mungersi dopo appena un chilometro in un anfratto chiavarese.

Ma il ragno inizia a tendere la tela e superata la Colonia Fara (attimo di silenzio in onore dell’antico incupimento ormai scomparso) iniziano le lamentazioni di Calboni che prepara il terreno dicendo: “sono bollito”, “non ce la faccio”, “come sono stanco”, “ah ma oggi faccio poco”, “mi sento mollo” e così via, io taccio, MiGheSun SUELLO abbocca e risponde: “guarda oggi portami dove vuoi, mi metto nelle tue mani” e qui, dopo alcuni minuti di silenzio, scatta LA TONDELLATA DI CALBONI: “allora facciamo la salita della marcia!”

Dopo un attimo di sconforto e molte contestazioni MiGheSun si arrende (colpa della tonicità che lo pervade) e iniziamo il calvario proprio nella settimana giusta. Dopo alcuni tornanti, una sfilza di PORQUE’ e l’apparire di innumerevoli creature mitologiche evocate dall’ipossia avviene il MIRACOLO: in lontananza i due colti da pietà nei miei confronti o da un attimo di lucidità decidono di tornare indietro.

MiGheSun si rileva veramente tonico, dalla chiappa turgida (Calboni ha verificato di persona) e conclude con una Circonvalla finale, mentre Calboni ed io rientriamo senza salita e senza schiattare ma con una certezza: abbiamo trovato l’uomo di punta dei Paida, il vero atleta serio, un uomo da tabelle e programmi precisi, il suo nome è MIGHESUN!

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