running, belinate e tanti problemi

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Marcia di Chiavari – report “poetico”

Nel mezzo del cammin di nostra corsa
mi ritrovai per una strada oscura
che non avevo realmente percorsa.

E’ impresa davvero incupente e dura
belin il raccontar ciò che vivemmo
e con lo Dux che ci incute la paura.

E allor qui niente prosa, ecco il poemmo:
vuolsi ogn’anno far la regina delle gare
e noi Paida turgidi rispondemmo

porqué noi si vuol inver cazzeggiare,
porqué non si dica che siam finiti,
e porqué qualcuno si può uccellare.

Sull’istorica piazza ci siam riuniti
caldi e unti come a li vecchi tempi
con lo Dux e lo Spiety inteneriti

dal ritiro romano de li stampi
su cui stanno li numeri volgari
per prender a li sfigurati i tempi.

Ovunque crocchi d’uomi e di comari
a discuter sì di atletiche gesta
che tanto non ci frega a noi compari!

Noi siamo i Paida e oggi si fa festa
da tanto sta congrega l’era assente
e per tanti era una cosa funesta.

Il Calboni era tonico e presente
e il gran Notaro aveva la canotta
ma Johnwine sembrava invero assente

a causa della sciagurata botta
presa a casa dello Signo col Guidolin
lo qual marran la scusa aveva addotta

di non disputar la gara ma “ou belin”
io esclamai contrito, “jam… tu mi fai bere”
e lui ghignava come un bellu bambin.

Frizzi e lazzi e pacche al roman sedere
com’al solito prima del gran botto
ch’annunzia l’inizio del gran correre.

Ed è tutto un casin e quarantotto
li sfigurati parton con li sbuffi
a guisa di cavalli col cagotto.

Come bei giganti in mezzo a li puffi
s’involan Calboni e il gran bel Notaro
mentre lo Spiety s’assesta li ciuffi

dei capelli a guisa di giovin cazzaro
così puote dir che lui corre calmo
lui è filosofo e non un corsaro.

E mi ritrovo solo e tristo e colmo
d’incupimento e mal a lo fegato
e fatico a incedere anche d’un palmo.

Come colui che mungersi ha sì osato
all’alba e stando ritto su li piedi,
le dure gambe ho bensì trascinato

financo ecco la Simo che la vedi
colà di fronte che al ristoro beve
e ti dici “o la fai con lei o ti siedi”!

E allor insieme allacchiamo la pieve,
salita dura che ci vorrebbe per farla
che il cul facesse la trombetta lieve.

La cima Poli andiam a conquistarla
e anco la discesa assiem fasaima
e Circonvalla dovremmo contestarla

ma alla fin quasi ci siamo e anaima
a prenderci lo meritato traguardo
e lo Dux ci accoglie e ci abbracciaima.

Tutta la piazza abbraccia lo mio sguardo
che gran giornata di cazzeggio e di sport
altro non voglio aggiunger a tal riguardo.

JohnWine

L’Armata degli Sfigurati

30 Brumaio CCXXV
Dinoccolati come G.P. alla Marcia di Chiavari, odorosi di canfora e vaselina, sguardi perduti sui loro Garmin, incapaci di proferire 5 parole di seguito senza inframmezzare lemmi podistici (andatura, distanza, ripetute…)… gli sfigurati hanno svariati modi di manifestarsi, compreso quello con cui si presentano alla partenza, gli adunchi nasi sbuffanti vapori di gel energizzante prima del “via” romanamente scandito dal banditore di turno. Il podista ad minchiam pensava tutto questo mentre, trafelato, pedalava poco romanamente a perdifiato in forte ritardo rispetto alla “punta” imposta da un tonico Notaro, nuovo Apostolo delle gare non competitive “per forza e per bellezza”. Uscito di casa con solo 2 cucchiaiate di miele, ancora provato dai gozzovigli della sera antecedente, il podista ad minchiam cercava di darsi un tono apostrofando due sfigurati che si stavano riscaldando ad un ritmo che, egli pensava, sarebbe stato duro da tenere in gara. “Lor signori sanno dirmi che ora e’?” niente, nessuna risposta. Sguardo vitreo, non concepivano i due sfigurati che una persona “normale” rivolgesse loro la parola. Declamato uno spartano “andate a prenderla nel culo” inframmezzo ai denti, il podista ad minchiam raggiungeva la Piazza della Rivoluzione Podistica. Cola’ si cambio’ velocemente, indossando indumenti da corsa pescati a caso nell’armadio, sfoggiando uno spezzato estivo/invernale niente male. I cittadini Notaro, Papetto e Spiety erano gia’ mischiati a quella folla ululante e vendicativa. I giacobini podistici tigullini, noti anche come “quelli la’”, faticavano a tenere a freno quella Convenzione di Sfigurati, che, seppur divisi in svariate fazioni (Montagnardi di Lavagna, Girondini di Chiavari Centro, Palude di Chiavari Ponente) erano un unicum pronto a correre a ritmi inconcepibili in nome della Repubblica Podistica Tigullina. Novelli Robespierre del podismo inveivano dal palco contro coloro che non corrono, minacciando di far ruzzolare teste per dare l’esempio a coloro che non si allenano almeno 4 volte la settimana. I 4 amici cercavano di confondersi, ma non riuscivano a tenere a freno l’orrore per quella plebaglia sanculotta. In fondo allo schieramento di partenza, altri cittadini sussurravano timorosi i loro dubbi ai 4 messaggeri del cazzeggio, atteggiamento oramai bandito da ogni dipartimento podistico. “Tutto questo non puo’ continuare”, disse un ombroso Notaro. Mentre lo Spiety e il Papetto stemperavano la palpabile tensione scattando “selfie” che il podista ad minchiam, ovvero colui che scrive questo resoconto clandestino, non poteva scattare, a causa di un veto posto dal Notaro medesimo, novello iconoclasta del social. Il fatto che poi lo stesso Notaro dicesse “pero’ fa piacere fare delle foto” non deve trarre in inganno il lettore, basta ricordarsi del principio di indeterminazione della meccanica quantistica, del fatto che una particella puo’ essere e non essere nello stesso tempo. Durante i 10 Km della “gara”, il Notaro e colui che qui scrive discutevano del Grande Progetto per riportare ordine nel caos podistico che ha oramai preso de facto il potere… Liberare il ducato del Tigullio dall’Armata degli Sfigurati… follia? No, bastava contattare gli uomini giusti. Eroi che per scelta contro i “mala tempora currentes” avevo deciso di restare nell’oblio senza esilio (il D.) o cercare fortuna nella campagna di Thailandia. Altri erano caduti in battaglia, legamenti, tendini e ginocchia vittime della Rivoluzione che tutti costringeva a correre oltre i propri umani limiti. Calboni-Lafayette, fratelli Dondero, le rantegueuse Guidolin, anche per loro occorreva combattere. In attesa di D.-Fouche’, il Notaro-Talleyrand tesseva la sua trama e preparava i vari passi per il ritorno di Napopiga Bonaparte. Innanzitutto, la reazione termidoriana, il giogo dei Robespierre Tigullini doveva essere spezzato. Piazza della Rovoluzione Podistica ribattezzata Piazza dei Cazzari, ripetute vietate, massimo 2 allenaisa alla settimana, a chi si allena con costanza esposizione alla gogna per 3 giorni. E poi il Grande Ritorno, il Direttorio (erede dei valori morali del mitico “consiglio dei Cinque” della Nando Cup) e la nomina del Primo Brusore. Da li’ all’incoronazione di Napopiga Primo, imperatore dei Cazzari, il passo sara’ breve. Cittadini del Tigullio, il Notaro mi ha incaricato di consigliarvi ancora per un periodo prudenza, state vigili. Il segnale convenuto per dare il via al Grande Progetto sara’ il seguente: la maratona corsa il prossimo anno da Donde Pompadour Junior. Nel frattempo lo Spiety fingera’ costanza e correra’ 5 mezze. Guidolin smettera’ di correre ingobbito. Calboni non emettera’ flatulenze per almeno 2 mesi. Siate vigili, cittadini, cogliete questi segnali. L’Armata degli Sfigurati ha i giorni contati… nel frattempo, FORZA PAIDA

Il piacere della Montagna

Cari Amici che seguite i Paida – Sezione Montagna, innanzitutto mi scuso per il lungo silenzio e l’assenza prolungata di post da parte di JohnWine, ma come alcuni di voi sanno ne vengo (e proseguo) da un “percorso Zen ad minchiam” che (complice il caldo e vai impegni lavorativi e financo ricreativi) mi ha allontanato dalla corsa, favorendo pero’ le attivita’ in montagna a 360 gradi, dai ghiacciai fino alle passeggiate sul nostro impareggiabile appennino. Nulla di piu’ appagante per me, siano esse escursioni in solitudine o in compagnia. Un periodo resosi necessario per riconciliare appieno il sottoscritto con la “meditatio sine ratione” per il puro piacere del sentirsi in pace, del contemplare, del camminare. Riscoprire la commozione di arrivare in vetta sopra i 4000, conoscere gente nuova nei rifugi, fare amicizia con una guida alpina, parlare del piu’ e del meno con gli amici del CAI con cui ho fatto diverse gite come l’ultima gita sul Monte Chaberton, dove il simpatico Luigi di Genova all’autogrill mi dice: “sei di Chiavari, conosci i Paida?”… sono soddisfazioni, abbiamo un pubblico sul nostro sito! Altra ragione per tenerlo piu’ vivo con i nostri post. Sul sentiero verso la vetta Luigi (oltre che a essere un alpinista di tutto rispetto) dimostra di essere un fine e profondo conoscitore della filosofia Paida, e ha anche spiegato ad altri compagni di gita concetti fondamentali quali l’incupimento, gli allenamenti ad minchiam, lo sfiguramento ma soprattutto la figura chiave del feldmaresciallo… E’ stato un vero piacere conoscerlo, e speriamo che anche lui continui l’opera di disseminazione della filosofia Paida anche negli ambienti alpinistici, che a mio avviso si sposano benissimo con la nostra filosofia, senza ovviamente mai dimenticare quella che e’ la cura maniacale delle norme di sicurezza, ci mancherebbe, ma ogni tanto un momento di “schersu incurpurou” (cum grano salis) non puo’ che starci bene in alta quota… Seguono alcune foto sparse (ad minchiam, senza una logica, metto anche quella con Luigi che e’ contento di comparire sul nostro sito) di alcune gite che ho avuto il piacere di fare durante questa estate (la prima, indimenticabile, sul Monte Argentera col Notaro ha gia’ avuto un post dedicato).

Tutto il resto è noia…

Oramai la vita moderna e’ un tritacarne. Qualunque cosa fai, Whatsapp e FacciaDiLibro subito broadcastano urbi et colizzi quello che hai appena fatto, e giu’ commenti, menaggi, lazzi fino a quando ti incontri e non sai piu’ cosa dirti… and il sito Paida, i report… dove sono finiti? E’ tutto oramai postato nelle chat, ridondato, non serve piu’ scrivere… e se ne perde gusto e voglia.
E allora mi dico, faccio il report della gita all’Argentera col Notaro… Ma ho poco tempo! Settimana di agognate ferie suddivise tra Montagna con il Notaro e Costa Azzurra con la moglie, quando belin lo faccio il report? Ma non posso non scrivere qualcosa… dopo due giorni passati nelle Alpi Marittime, posti meravigliosi che hanno ospitato la prima gita in Montagna di me de del Notaro da soli, senza il Kaiser, senza una guida… solo per questo, JAM…
La meta e’ il Monte Argentera, quasi 3300 metri, vetta piu’ alta della Marittime (cima sud). Ci sono da fare pietraie, nevai, canali di detriti, cenge esposte, camini e diedri. Nulla di difficile per alpinisti esperti, per carita’. Ma e’ la nostra prima volta… Pernotto al rifugio Remondino. Poche persone. Camera da soli. Si dorme da Dio e si picassa la mattina ancor meglio.
Si parte alle 06.20 am. Anzi no. Per il notaro sono le 05.20 am. Ha deciso di andare con l’ora solare… e in piu’ i telefonini NON prendono e per due giorni saremo isolati! Sensazione stupenda… ma il TENSIONOMETRO va subito fuori scala.
Tempo incerto, nuvole minacciose salgono dalla valle. Che fare? Siamo i soli oggi, lunedi’ 28 giugno, a fare quella via. Anaima o no? Si decide di tentare, “poi il sole spazzera’ via le nebbie, metafora delle nostre indecisioni nella vita quotidiana”… ma non e’ momento di discorsi, MAI visto il notaro cosi’ teso.
Al colle dei detriti (un nome, un programma) scopriamo che le nubi si sono diradate verso il rifugio, ma salgono pure dall’altro versante. In piu’ io VEDO LA CENGIA… lunga. Esposta. Vado in sbattimento. Farfuglio dubbi, il tensionometro va fuori scala per me adesso, mentre il Notaro e’ piu’ tranquillo e mi infonde coraggio. E in effetti il diavolo e’ sempre meno brutto di quanto lo si dipinge… bisogna godersi l’attimo. E’ una fortuna essere li’. Ambiente severo, che ti riconcilia con te stesso. Si e’ parlato poco, ma meditato tanto.
Uno stambecco ci ha seguiti fino in vetta, sembrava volesse compagnia, ci guardava curioso. A un certo punto va dritto. Noi svoltiamo a sinistra, per evitare un secondo nevaio. Era meglio seguirlo, ci voleva mostrare la strada… cominciamo ad arrampicare sempre piu’ sul ripido, troviamo cordini e soste abbandonati chissa’ quanto tempo fa, perdiamo di vista ometti e corde fisse che dovevano portarci in vetta. Arrampichiamo di forza, stanchi, con dubbi su dove siamo. Sbuchiamo su una cresta, e da li’ vediamo la croce di vetta. Nasce una nuova via per andare in vetta, la CRESTA SANGUINETI.
La stretta di mano in vetta, potrei finire qui. Diversa dalle altre volte. Ne e’ valsa la pena.
Dopo mezz’ora di meritato cazzeggio in vetta, come scendere? Dalla Cresta Sanguineti e’ proibitivo. Il Notaro ha l’illuminazione: vediamo da dove e’ arrivato lo stambecco… io scettico mi affaccio… ecco gli ometti! Belin avevamo completamente cannato la normale… lo stambecca voleva mostrarcela, ma noi niente, dovevamo aprire una nuova via…
Mi fermo qui. Troppe cose ancora da elaborare, metto qualche foto che non ho mandato alla chat Paida per usare il sito come ai bei vecchi tempi. Un report esaustivo richiederebbe davvero tanto tempo. E stata un’esperienza diversa, non sappiamo dire il PORQUE’. Ma c’eravamo, e tanto basta. Il Notaro ha organizzato e mi ha voluto con se’: un onore.

Allenaisa in Danimarca

Stamani allenaisa per fini esteti dell’incupimento in un sobborgo residenziale di Copenhagen. Johnwine e D.J. hanno corso sotto una fine pioggerellina incupente, cielo grigissimo e romanissimo, temperatura fresca, ovvero il “tempo (meteo, quello assoluto non esiste) Paida perfetto”.

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Monte Emilius: le foto

“Fate quel che dico, non quel che faccio”

Cari Amici del Sito Paida, come ben sapete la “Sezione Montagna” dei Paida organizza – almeno una volta all’anno – una gita in Montagna (con la M maiuscola) e vi delizia con il relativo report, che quest’anno (il report) ha un duplice valore: 1. Far vedere al DUX che il Sito non e’ dismesso, tutt’altro; 2. Celebrare il fatto che – dopo 2 anni di gite con “la guida dagli occhi di ghiaccio” – quest’anno siamo ritornati a farci guidare e deliziare dal mitico KAISER DRIA (che gli Dèi ce lo preservino).
Purtroppo quest’anno (con lo zero termico che spesso e volentieri superava i 5000 – cinquemila – metri) abbiamo dovuto evitare i ghiacciai martoriati da questa torrida estate, ma dal prossimo anno auspichiamo di ritornarci. Come lussuoso e prestigioso “piano B” (avercene…) abbiamo deciso di fare la ferrata del Monte Emilius (https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Emilius), visto che comunque era una gita che da molto tempo avevamo “nel cassetto”. Da Pila (1700 mt slm), occorre il primo giorno salire al bivacco Zullo (2900 mt slm), un bel 1200 mt di dislivello positivo per “sciogliere le gambe” (ovviamente, niente seggiovia che ti porterebbe “ex abrupto” a 2300 mt slm, non sarebbe “etico” e poi allungherebbe il percorso…). Ovviamente, prima si comprano le PESCHE NOCI e altri viveri in un negozietto gestito da uno stancacervelli (degno compare del mitico “masterclass” che – ricorderete – ci ammorbo’ sul Castore nel 2011): costui ci decanta le virtu’ del “Jambon del Bosses” e ci “costringe” a prendere panini con tale salume, che si rivela comunque eccellente. Dopodiche’, zaini in spalla, si parte! Dopo aver superato le piste di downhill (con MTBikers che in discesa quasi ci investono) ci addentriamo in un ambiente stupendo, prima sentieri nel bosco e poi una bellissima vallata in cui ridiscendiamo. Lo “schersu” fatica a corroborare in quanto vediamo in alto, in lontananza, il bivacco… da raggiungere dopo aver abbandonato l’amena vallata e inerpicandosi per un ambiente che, complice la quota, diventa sempre piu’ brullo e pietroso (ma salendo, il panorama e’ mozzafiato). Inoltre, il Kaiser imposta e richiede un ritmo sostenuto, onde non arrivare “con il bivacco gia’ pieno, io non ho comunque problemi a dormire di fuori”… Il Notaro tace, io pure. Salendo superiamo due ragazze olandesi (madre e figlia, probabilmente) soprannominate dal Notaro “e figgie da sensimilla”. Arriviamo finalmente al bivacco Federigo Zullo, ci sono solo 2 persone, e ci rilassiamo (sono circa le 17). Tempo 2 ore, oltre alle “figgie da sensimilla” arrivano (a gruppi) altre… 11 persone, per un totale di 17, e il bivacco e’ da 9 posti… sara’ un battesimo del fuoco per me e il Notaro, essendo la nostra prima esperienza in un vero bivacco di alta montagna. Ad aumentare la tensione ci pensa (manco a dirlo) il Calboni da remoto, che ci messaggia scrivendo che “sono tutti cazzi per voi, non dormirete” etc etc.
Mentre i 17 presenti si interrogano su come incastrarsi in 9 brande, arrivano altri 3 ragazzi (soprannominati “i figgi du neigru” sempre dal Notaro) con delle legna appesa agli zaini: dichiarano romanamente “sappiamo che non c’e’ posto” e dicono che vogliono sistemarsi in una bella casetta di pietra sotto il rifugio, purtroppo riservata solo ai residenti del comune di Charvensod. Loro dormiranno la’ fuori “facendo un bel falo’…”… Il Notaro fa notare sottovoce che quella legna bastera’ si’ e no per un’oretta di fuoco… dopo ci verra’ il sospetto che i “figgi du neigru” sapevano dove trovare le chiavi della casetta in pietra. Nel frattempo, noi 3 ci prepariamo la cena che chef Dria di propone, cucinata ad arte col suo fornelletto da campo: zuppa di legumi e risotto ai funghi porcini (prodotti in busta, ma in quel contesto erano deliziosi). Dria, oltre che ottima guida alpina, si rivela cuoco da campo sopraffino. La cena e’ allietata da una bottiglia di prosecchino presa dallo stancacervelli (l’altra sara’ per il brindisi in vetta il giorno dopo). Finita la cena, e presa l’acqua da bere nel laghetto antistante la casetta (non ci sono sorgenti, e si spera che l’acqua del lago non ci faccia troppo male), si risale al bivacco per capire come sistemarsi… I “figgi du neigru” e altri accoliti scendono alla casetta per il falo’ in allegria (intanto inizia a fare un bel freddino), e noi ci si sistema nel bivacco, alcuni in 2 per branda. Io e il Notaro parliamo di come i “figgi du neigru” possano passare la notte all’addiaccio con cosi’ poca legna, poi fantastichiamo sul fatto che nella notte appiccheranno per sbaglio il fuoco che incendiera’ tutta la casetta, e vedremo un bagliore scambiato per “aurora boreale” (chiedendo ovviamente al Kaiser “Dria, tu che sai tutto… hai visto l’aurora boreale?”) per poi scoprire al mattino i ruderi fumanti della costruzione… come sempre, scoppiamo a ridere convulsamente tra noi due, con tutti che ci guardano un po’ basiti, soprattutto quelli sfigurati saliti al bivacco in scarpe da trail, gente che “corre in montagna” e si vede che hanno seri problemi: volti scavati, non ridono mai, alcuni hanno dei curiosi tic nervosi…
La notte passa via meglio di quanto pensassi: alla fine “i figgi du neigru” hanno trovato le chiavi della casetta nascoste nel capanno degli attrezzi, e “ospitano gentilmente” (secondo noi volevano stare da soli) alcuni di noi… quindi nel bivacco alla fine dormiamo in 12, con 2 coppie in 2 brande (le “figgie da sensimilla” e una coppia) e un tipo per terra, gli altri “comodamente” ognuno nella sua branda. Nei tratti di dormiveglia che inevitabilmente interrompevano il mio sonno, giova ricordare quanto segue (alle 22 eravamo tutti in branda): verso mezzanotte si sente uno dei “figgi du neigru” telefonare fuori dal bivacco e dice “ho le chiavi”… allora quello che dormiva per terra gli dice “io dormo da voi” e quello “va beh… se vuoi…”… A notte fonda si sente un tipo urlare “chiudete la porta!” e un’ora dopo (tutti negano, ma sono sicuro di non avere sognato) io sento lo stesso tipo urlare “io ve lo dico chiaro… lo appallottolo tutto e lo rotolo giu’ per la pietraia!!” … di chi stava parlando? Dria e il Notaro non hanno sentito, ma il Notaro va detto che ha dormito con i tappi nelle orecchie (per non permettere al “pueblo” di offendere il suo nobile sonno). La sveglia (per chi e’ riuscito a dormire) e’ alle 6 am, e qui sorge il problema sommo della gita: DOVE FARE IL PICASSO? Non esiste “la toilette”, mi fa notare un sardonico Kaiser. Alla fine, decido di “camallarmi” il picasso in vetta: e’ gia’ successo per il monte Bianco e per il Monviso, e in entrambi i casi porto’ fortuna. Il nobile Notaro, invece, sparisce, per poi ricomparire bello rilassato declamando di avere espletate “un picasso reale” e poi compostamente si siede su una traballante panca fuori dal bivacco e si fa pane e miele, offrendone a tutti (se e’ camallato MEZZO CHILO di miele nello zaino, ma nessuno ne voleva)… Io mi sparo un PRELOAD e inizio a prepararmi. Intanto il KAISER ci fa tendere fingendo di non ricordarsi come fare il “nodo bulino” per il suo “set da ferrata non omologato” (ma tanto poi… la fara’ tutta slegato, lui…)… Intanto, alla chetichella tutti partono, tranne le 2 “figgie da sensimilla”, alle quali chiediamo di farci una foto prima della partenza. Noi si parte alle 07.00 am in punto, lasciamo li’ le figgie da sole (non potevamo fargli compagnia?)… ci piace pensare che (una volta partiti noi 3) i “figgi du neigru) siano risaliti dalla casetta e abbiano “fatto festa” con le straniere, per tenere alta la bandiera italica…
Poi cari Amici, che dire.. che scrivere… la via ferrata verso la vetta dell’Emilius (3550 mt slm) e’ stata uno spettacolo. Lunga certo, faticosa invero, ma col senno di poi… bellissima. Una “gita completa di alta montagna” come l’ha definita il Kaiser, che oltre a guida e cuoco, ha fatto pure il fotografo, immortalandoci in svariati passaggi sulla via. Tutto davvero molto bello e suggestivo, con alcuni “highlights”: la frase del Kaiser all’attacco della via ferrata “FATE QUELLO CHE VI DICO, MA NON FATE QUELLO CHE FACCIO” (infatti lui e’ salito slegato per il 95% della ferrata), il ponte tibetano sempre suggestivo e figo da fare, i passaggi esposti tipo i traversi su placca, i diedri verticali, le varie “anticime” prima della vetta che sembrava non arrivare mai… “la metta dell’Emilius si fa desiderare, e’ una cosa nota” ha sentenziato il Kaiser, e su questo non c’e’ stato nulla da aggiungere, anche se io e il Notaro ci siamo concessi i nostri momenti di “schersu incurpurou”. Certo, alla lunga la fatica ha “offuscato il cazzeggio”, ci abbiamo messo 4 ore e mezza per arrivare il vetta… ma ne e’ valsa la pena. Come spiega il Notaro al pueblo, andare con il Kaiser Dria ha quel QUID in piu’ che nessuna guida (seppur con gli occhi di ghiaccio) ti puo’ dare… per godersi la Montagna con il giusto spirito c’e’ Dria, per tutto il resto c’e’ la Paida Card (evitiamo di essere accusati di fare pubblicita’ …). In vetta, ci ricongiungiamo ai nostri “compagni di bivacco, piu’ altra gente che e’ salita dalla Via Normale, dalla quale ovviamente noi scenderemo per completare un anello che in 2 giorni ci ha fatto fare 25 km con un dislivello positivo di 2100 mt… Foto di rito e spumantino in vetta, virili abbracci e pacche sulle spalle, ogni volta e’ una bella e intima emozione, la VETTA… che ti ripaga di tutto. Con in piu’ il piacere della compagnia del Kaiser e del Notaro, con loro 2 ho i ricordi delle mie gite di Montagna piu’ nelle e appaganti. Dopo svariate foto (alcune abbiamo dovuto rifarle porque’ uno sfigurato con i tic nervosi ce le faceva tenendo il dito sull’obiettivo… e tremante e sbavante bofonchiava “non si vede niente, non funziona…”) purtroppo ci tocca scendere… dopo il piacere della salito, il dovere della discesa… una pietraia che non finiva piu’, altre 2 ore e mezza per arrivare al rifugio Arbole’, 2500 mt slm, in un ambiente (una volta finita la pietraia) di nuovo incantevole… e’ li’, una bella birra non ce l’ha tolta nessuno.
Ma non e’ certo finita: dal rifugio (JAM) occorre risalire di 150 mt di dislivello, per poi finalmente ridiscendere a bomba a un laghetto dove concederemo ai nostri stanchi piedi un bagno ristoratore, ma senza troppo abbandonarsi alle frivolezze: la seggiovia che porta da 2300 mt a Pila (1700 mt) chiude alle 17.30… eh si’, io e il Notaro qui ci siamo umilmente imposti sul Kaiser che “eticamente” voleva tornare giu’ a piedi, ma aveva IMHO poco senso scendere in mezzo alle pista di downhill, seppur essendoci una via nel bosco… Il Kaiser, bonario, ha compreso il nostro sfiguramento e ci ha concesso la seggiovia, seppur menandocelo per tutto il viaggio di ritorno. Ah, dimenticavo: Dria ci ha pure fatto da autista… cioe’, ma dove lo troviamo un amico cosi’? Prima di ripartire ovviamente siamo ripassati dallo stancacervelli, il quale ci ha spiegato come anche lui da giovane camminava e poi, stanchissimo, una volta e’ capitato in una locanda che non aveva altro da cucinargli se non “polenta con le uova”… il Notaro si e’ defilato, complice una telefonata, io e Dria abbiamo educatamente ascoltato, per poi finalmente congedarci e ripartire per la torrida riviera… Seguiranno alcune foto, in un post “adiacente” a questo, per darvi un’idea della bellezza della gita… Molto stancante, ma davvero appagante e “completa”. E il Kaiser e’ parte della completezza: peccato, nei momenti di stanchezza sui traversi della ferrata o in discesa nella pietraia, non aver goduto appieno anche della gola riarsa, delle gambe (solo quelle) dure, della schiena dolorante, della pelle scottata dal sole… cose che sul momento possono innervosirti, ma che poi scopri essere dei veri e propri PRIVILEGI, oltre alle altre parti “piu’ belle” della gita, che e’ invero un tutto unico: col senno di poi, rimpiangi anche la pietraia in discesa…. Avercene, di pietraie… dove cammini e mediti, e se vuoi chiedi qualsiasi cosa al Kaiser e lui te la spiega… si’, queste sono fortune, serve solo imparare a godersele…
Sempre forza Paida, buone corse e buona Montagna a tutti.
Johnwine

WIKIREPORT della Centro Storico 2015

Carissimi Amici dello Sport ad minchiam, dopo la gara del 26 Giugno 2015 “nulla sara’ piu’ come prima”. Parole certamente roboanti, ma e’ una voluta “provocatio ad populum” cosi’ come lo e’ il modo in cui abbiamo “corso” la Percorrendo il Centro Storico 2015. Tra un paio di mesi, i Paida compiono 5 anni… ebbene si’, cari amici… sembra ieri e invece di acqua ne e’ passata, sotto a quel ponte sito lungo quel fiume dove spesso ci sediamo ad attendere… Fine Agosto 2010, il mio primo tentativo di Ricky Perri classico. Ottobre, il percorso viene codificato con il Notaro e lo Spiety, e poco dopo vidimato da Guidolin. Il Piga si inserisce sornione a inizio 2011, carpendo la nostra sempiterna ammirazione allorquando in Circonvalla ci ha raccontato di come a Bologna correva in giacca e cravatta per “fare riscaldamento e non perdere tempo”. Nel frattempo, nasce zitto e sciallo il sito www.paida.it, oggi faro e riferimento di un podismo tigullino ribollente di iniziative, gare, societa’ e tutti gli inevitabili annessi e connessi che fanno sempre da scenario si sfondo quando c’e’ di mezzo il Tigullio medesimo, e Chiavari in particolare… Cinque anni fa c’era una sola societa’ nel Tigullio Orientale, oggi siamo a 4 + 1 (quattro piu’ uno… memento) e domani chissa’… il movimento e’ esploso, e l’A.L.S.F. Paida ha fatto da riferimento durante questo lustro si scossoni. Una Mezza a Chiavari e una Mezza a Sestri… chi lo avrebbe mai detto? E’ bellissimo… ma il contraltare di tutto quanto e’ un aumento esponenziale dello sfiguramento, nuova epidemia del terzo millennio… belin, CORRONO TUTTI. Chi senza tessera, chi con una e chi con due… ma l’importante e’ correre… Di questi “tutti”, TANTI provano ad allenarsi con costanza seguendo tabelle e ammennicoli varii… ci sono periodi in cui se esci sulla passeggiata o sul lungo Entella assisti ad una processione di urli di Munch ansimanti. In tutti questo i Paida si sono autonominati Tribuni della Plebe Incostante. Chi vuole correre, provare il pero PIACERE (non gioia come scritto sulle nostre maglie) dell’incupimento, senza lasciarsi travolgere dagli aristocratici patrizi sfigurati da tabelle, diete e costanza… si rivolga a noi. Come hanno fatto i tanti nuovi adepti che a noi si sono uniti lungo il cammino, Calboni, Luigi, Mighesun, Daniele, Bradipaida, Ispanico, DJ, Lemmy, Civa, JJBTM (MJT etc)… Unitevi a noi, tormentati naviganti tigullini, e avrete il piacere di vivere in prima persona serate come quella del 26 Giugno 2015. In mezzo a cavalli pazzi sbuffanti, urli di Munch dinoccolanti, criceti scolpiti nel loro sfiguramento, noi abbiamo dato un messaggio, che poi ognuno cogliera’ come crede. Poi certo, ci mancherebbe, ogni tanto di proviamo a “correre”… ogni tanto tentiamo i nostri P.B. in qualche gara… a volte riuscendoci con risultati dignitosi per comuni mortali quali ci onoriamo di essere. Ovviamente ogni “serio” tentativo spesso e volentieri coincide con l’infortunio, il nuovo tipo di “dolorino”… e qui il bivio, qui e’ il momento di prendere la PILLOLA GRIGIA: ma chi se ne frega! Vorra’ dire che la prossima la faccio ad minchiam… e cosi’ e’ stato alla Centro Storico 2015. Un report vero e’ impossibile per me farlo: chiedo scusa ai miei (pochi ma buoni) lettori… periodo per il sottoscritto molto, molto intenso (ed e’ una bella cosa… ci mancherebbe altro) che purtroppo leva tempo ed energie… e scrivere un report come io lo intendo e’ uno sforzo come e.g. fare un Ricky Perri con Circonvalla in piena estate. Ergo inauguro il WIKIREPORT: scrivete qui ognuno un vostro commento, COSTRUIAMO INSIEME il report della serata del 26… e non solo i Paida… scrivete TUTTI! Uscite per un attimo dalle tabelle dei coach… vi diamo la possibilita’ di dire la vostra in questa ZONA FRANCA CON DIRITTO DI MENAGGIO… E qui mi fermo, auspicando (cit) che in tanti rispondano a questa ennesima “provocatio”, nuovo passo verso la liberazione dall’illusorieta’ degli allenamenti… l’unica verita’ essendo gli allenaisa e (per pochi fortunatissimi eletti) le LECTIO MAGISTRALIS… Mi fermo, ma non senza lasciarvi l’indice, il sommario, la TABLE OF CONTENTS del WIKIREPORT che auspico voi riempiate etc etc…

1. L’incontro tra il Notaro e Johnwine a Brignole la mattina del 26
2. La tensione di Guidolin che pensava di dover FIRMARE
3. La “misurazione” fatta ai Paida dalla dott.ssa Ceretto
4. L’onta del Notaro che NON TROVA PIU’ LA MAGLIA
5. La partenza ancora piu’ ad minchiam del solito
6. Guidolin che va in fuga pensando chi sa che cosa
7. Il Piga che al secondo giro di ferma a comprare la birra
8. Il brindisi con la birra DURANTE la gara, di corsa…
9. Johnwine che filma mentre corre, scatarrando…
10. L’uccellamento di Guidolin e il record della Simo
11. Il BRIEFING post gara con il DUX: nulla piu’ come prima
12. Il DEBRIEFING da Birra Leo, per discutere del 4 + 1

Grazie a Johnwine (che belin tutti glielo menano, “e che cazzo fotografi sempre, e belin che palle, e gne gne gne..”, salvo poi dopo un po’ sentirsi dire “ehila’, mi passi i video e le foto, grande se non ci fossi tu…”) e anche a tanti altri fotografi Paida e non, abbiamo materiale (video soprattutto) che ci terra’ cari amici visitatori di questo sito, impegnati per settimane… STAY TUNED! Nel mentre che il nostro Webmaster Guidolin “rielabori” i video e cominci a centellinarli in maniera mirata, tipo i video messaggi di Calboni, voi fate crescere il WIKIREPORT! Potete anche proporre nuove sezioni dell’indice… basta che ognuno contribuisca. In cambio vi promettiamo le solite cose, cazzeggio ad minchiam e ogni tanto vabbe’… parleremo anche di corsa 🙂

Videomessaggio di Calboni (1)

Carissimi amici dello Sport e dei Paida, questa e’ la prima puntata di una serie di videomessaggi che il nostro Ministro della Tensione rivolge a voi tutti. Seguiteci assiduamente sul sito per non perdervi le prossime perle di saggezza che il buon Calboni dispensera’ a tutti coloro che vorranno salvarsi dal vortice di sfiguramento che oramai sta fagocitando il complicatissimo e tormentatissimo ambiente podistico tigullino…

MAGLIE GRIGIE (mozione anti fluo)

Cari Cultori dell’Incupimento, come potete vedere dai SELFIE che oramai ci facciamo ad ogli allenaisa collegiale (ma a volte anche in solitaria) ultimamente ci siamo purtroppo lasciati contagiare dalla vanita’ e vestiamo in colori sgargianti, gare a parte ovvio… Ora, e’ giunti il momento di FARE LE MAGLIE GRIGIE per tutti i Paida e aspiranti tali, diamo una stretta a questo lassismo di colori! Per chi fosse interessato a (ri)farsi una maglia Paida, vi ricordiamo la procedura “ufficiale” approvata dal “Direttivo”:

1- recuperare maglia con colore tonalità tra il grigio incupimento e il grigio asfalto
2- scegliere nome di battaglia
3- chiedere approvazione sul sito del nome di battaglia
4- portare maglia allo Spiety in C.so Colombo 37 (lo trovate lì tranne i giorni delle partite dell’Entella)
5- versare contributo stampa allo Spiety che se ricordo bene è di circa 5 euro
6- attendere alcuni giorni
7- passare a ritirare maglia sempre in C.so Colombo

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